Voglio essere condannato a morte

mercoledì 22 dicembre 2010

Che cosa è successo? Come abbiamo potuto buttare via anni di conquiste sociali e diritti?
Se solo avessi immaginato vent’anni fa in quale baratro saremmo precipitati, avrei fatto i bagagli e me ne sarei andato in Australia o in un qualsiasi paese civile, dove il rispetto, il lavoro e la dignità umana non sarebbero stati calpestati.
Oramai è tardi. A sessantenni non puoi andare da nessuna parte e restare è una condanna all’ergastolo, privato del lavoro, della dignità e offeso quotidianamente dalle caste che controllano il paese.
Ci eravamo lamentati della prima repubblica, dei disservizi e della corruzione. Ebbene oggi è ancora peggio. Oltre ai disservizi, alla corruzione si è arrivati a tenere in Parlamento delinquenti condannati in via definitiva. Al governo siedono puttane e inquisiti, faccendieri e banchieri che hanno fatto i soldi sui conti correnti di aziende e cittadini onesti. Permettiamo che uno straniero, un canadese di nome Marchionne di dettare le condizioni e le regole del lavoro, manco avessimo una Costituzione, in barba all’etica e al rispetto umano. Permettiamo che sindacalisti che dovrebbero fare gli interessi dei lavoratori, pur di non perdere la poltrona, aderiscono ad accordi che solo dieci anni fa erano impensabili.
Abbiamo, anno dopo anno, eroso il potere di acquisto, permettendo che il 10% della popolazione ha la ricchezza globale dell’intero paese. I possessori di patrimoni ingenti sono stati condonati, riportando in Italia solo il 5%, ivi compresi il frutto del malaffare della mafia e dei commercianti di droga. Siamo stati capaci di farci governare da un miliardario che fa affari Putin, protettore e consulente della mafia russa, che si chiude in una Dacia a parlare di royalties sul gas che viene dall’est, tra orge e nefandezze di ogni genere. Poi rientrando in Italia, Silvio Berlusconi se la fa con i cardinali e ci fa la morale sulla famiglia, sulla cristianità mentre il paese  si ritrova nella merda più puzzolente degli ultimi 60anni. Il Papa ci parla di solidarietà, di ridistribuire la ricchezza e intanto va a braccetto con politici mafiosi, corrotti e immorali.
L’opposizione è tutta presa nel fare intrighi per stare a galla, senza identità e senza produrre iniziative degne di questo nome.
Siamo un paese senza paese, una nazione senza nazione. La “Padania” insorge in una geografia inesistente e Salvini, con la bocca ancora piena di merda spara su “Roma ladrona” mentre il suo padrone Bossi e altri colleghi se ne stanno seduti in Parlamento a prendere gli stessi soldi  che “Roma ladrona” generosa gli elargisce.
Cari giovani, uomini non ancora 35enni, se avete ancora qualcosa da dire, se non siete rassegnati, andate via da questo paese malato terminale. Scappate da questo paese oramai morto. Andate, scappate e non tornateci più. Lasciate che vecchi bavosi ultrasettantenni si godano le minorenni di padri scellerati e di genitori che disperati mai avrebbero immaginato di mettere al mondo dei piccoli mostri. Scappate da questo mondo di carta, fatto di spettacoli immondi, fatto di “grandi fratelli” e “uomini e donne” (meglio vecchiacci e prostitute a riposo) che servono solo a produrre danaro a chi li trasmette.
Cari giovani, uomini non ancora 35enni, se invece non volete lasciare questo paese schifoso avete due possibilità: osservare impotenti il vostro declino oppure scendere in piazza e seriamente impossessarvi del vostro paese. L’Italia è degli italiani, e qualcuno ha visto bene di farvi pensare che non è così. L’Italia è nostra e avete il diritto/dovere di affermarlo. La piazza è vostra e non dei Gasparri, La Russa e degli altri accoliti mafiosi, corrotti che ci governano. Costoro insultavano le istituzioni e buttavano bombe contro la polizia quando facevano parte del MSI. Oggi fanno i difensori della polizia e vi caricano e usano giovani e onesti poliziotti contro altri giovani come loro, precari, disoccupati o meglio manager inoccupati, come recita una pubblicità radiofonica, quasi la parola disoccupato offenda i dirigenti.
Ha ragione la figlia di Berlusconi che riprende la Carfagna. Di che si lamenta? Grazie a Papi Berlusconi da valletta è diventata Ministro. La rampolla Berlusconi non precisa che tutto questo pasticcio è causato dal suo stesso genitore, molto sensibile alle problematiche di giovani bellezze e minorenni innocenti.
Aspettate il cambiamento? Aspettate che un miliardario, presidente del consiglio, faccia gli interessi dei cittadini, proprio quei cittadini a cui ha rubato il portafoglio? Voi che l’avete votato, potete essere sicuri che sia perseguitato una persona che possiede miliardi imboscati all’estero tramite decine di società off-shore, che nascondo miliardi e possedimenti, fatti con il riciclaggio di denaro mafioso?
Se credete tutto questo i casi sono due: o siete pazzi e senza cervello, o siete come lui, cioè che avete qualcosa da nascondere, un piccolo tesoretto imboscato in Svizzera o leggi che vi fanno comodo.
Vorrei proporvi una iniziativa diversa, anti-violenta, e forse inutile, una provocazione: dichiariamoci tutti “PRIGIONIERI POLITICI”. Io per me stesso vorrei la pena capitale.
Sono stanco di stare all’ergastolo. Voglio per me la pena di morte.
Mettetemi al patibolo subito e godetevi i vostri SUV e i vostri capitali imboscati. Sintonizzate i vostri TV sulle illusioni propinate dalle De Filippo o dalle D’Urso e contemporaneamente per favore giustiziatemi.
Grazie
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Questo è un paese per vecchi

lunedì 1 novembre 2010

La crisi mondiale ha messo alle corde il capitalismo, l’idea che l’imprenditore, proprio perché si assume i rischi d’impresa, è libero di decidere quello che ritiene più opportuno per ottenere il massimo profitto. Principio questo che non fa una grinza, condivisibile fino a quando non viene messa in crisi un’intera società. Lungi dal voler promuovere formule comunistiche, che abbiamo visto franare impietosamente nella ex Unione Sovietica, sono convinto che il mondo deve cambiare rotta ed inaugurare una nuova era politica sociale.
I sacrosanto diritto alla libera iniziativa va modificato in funzione delle esigenze sociali e del benessere della società. Va chiesto a tutti un passo indietro. Mi riferisco ai vecchi capitalisti senza freni, ai sindacalisti legati all’idea di un comunismo morto e inattuabile, ai centristi che si mettono appunto al centro, pensando che la verità stia nel mezzo. La libera iniziativa con ampie facoltà di decisione andrebbero alle piccole imprese, artigiani e liberi professionisti, mentre il grande capitale e cioè la grande distribuzione, le aziende soggette a spostare ed influenzare le grandi politiche industriali, andrebbero sottoposte ad un attento controllo analizzando l’impatto sociale. Mi riferisco al discorso di Marchionne. Un’azienda come la FIAT che con tutto l’indotto, rappresenta da sola una parte rilevante dell’economia italiana, non può unilateralmente decidere di lasciare il paese alla ricerca di mercati più convenienti, dimenticandosi dell’immenso debito che ha accumulato negli anni, nei confronti dello Stato.
A tal proposito è mancato un messaggio forte da parte della politica e del governo. In momenti così drammatici per l’economia e l’occupazione l’esecutivo deve fare sentire la sua voce. La Germania, grazie alle decisioni “forti” prese dalla Cancelliere Angela Merkel, non solo ha mantenuto i posti di lavoro, ma incrementato la produzione.
I motivi che hanno portato prima alla crisi finanziaria e conseguentemente a quella industriale, sta proprio nella ricerca sfrenata e senza limiti del profitto. Ovvio che se si accetta il libero mercato, la ricerca del profitto non conosce limiti salvo deciderlo per fini socialmente necessari. Il divario tra ricchi e poveri è aumentata in modo disumano. I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri ed in numero maggiore.
E’ auspicabile una via diversa alla formazione economica sociale, ripartendo dall’università, luogo di formazione del pensiero e delle nuove leve decisionali della società. Il manager del futuro non dovrà solo avere una visione di benessere personale. Oltre al proprio benessere dovrà occuparsi del benessere aziendale, compresi i lavoratori, che non devono essere visti solo come strumento, ma come capitale umano, produttori e consumatori dello stesso prodotto realizzato. L’uomo non è uno strumento inerme, un congegno che si aziona a comando. L’uomo non è una macchina che una volta consumata si sostituisce con una nuova.
La considerazione che fino al secolo scorso i grandi “padroni” avevano nei confronti delle maestranze, erano spesso artificiose, ma va riconosciuto che molti di loro di avere creato delle aree sociali che in qualche modo alleggerivano il concetto di “lavoratore” strumento. Solo negli ultimi anni il benessere ha riconosciuto al “lavoratore” un’anima. Questo però solo fino a che il benessere era raggiunto dalla maggioranza dei suoi componenti. Nel momento in cui le cose sono degenerate nella crisi e nella disoccupazione dilagante, l’uomo perde di fatto i diritti acquisiti. L’abbassamento, in certi settori, della paga salariale, sta portando il nostro paese alla paralisi. Il potere di acquisto è sceso in due anni a livelli preoccupanti. Le aziende che hanno spostato parte della produzione verso paesi come l’India, la Cina, dove la paga oraria è di ½ euro all’ora, pretendono che anche l’Italia accetti questo, lasciando poi il prezzo alla vendita a quelli attuali. Il capitalismo negli anni passati vedeva le previsioni rosee proiettate a decenni avanti. Oggi un previsione a 3/6 mesi, senza iniziative governative, è problematica. I capitalisti ragionano senza previsione. Guadagnare ad ogni costo senza chiedersi come potrebbe essere tra 2 anni e senza pensare soprattutto a cosa lasciano ai loro figli, agli amici dei loro figli e ai nipoti dei suoi figli.
Il mio sembra un discorso quasi banale, ma proprio perché potrebbe essere nessuno o quasi lo fa. Ecco perché è solo la scuola, l’università l’unico luogo che può preparare un futuro diverso.
Un futuro diverso passa attraverso la formazione delle nuove generazioni, che dovranno avere come compito principale l’onere della responsabilità sociale a tutti i costi. Il capitalismo vecchia maniera generava tanti ricchi e creava benessere accettabile alla società, mentre oggi genera pochi ricchi e poveri in eccesso. Fatto questo inaccettabile.
Se non cambiamo rotta, se il governo non prende misure a favore delle piccole imprese, che sono sempre state il capitale umano del paese, presto questo diventerà un paese per vecchi sempre più poveri. 
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Dalla stalla alle stelle con biglietto di ritorno

domenica 31 ottobre 2010

Sono nato nel '50, da gente che faceva fatica a trovare un piatto pronto a mezzogiorno. La sera era meglio andare a letto presto così non pensavi alla fame.
Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso....ecc.ecc.
La fregatura nasce quando già stai alle corde. Con gli anni '60 le cose cominciarono a migliorare, anche se i governi, a turno, erano alle prese con la "crisi". Ma che ci frega? avevamo la 500, le gemelle Kesler e Corrado. Ancora non avevano fatto la comparsa in TV le facce da pirla come Berlusconi e Montezemolo.
Dalle stalle ti tocca vedere il cielo sempre più lontano, mentre i soliti noti se lo guadavano dalle terrazze dei palazzoni in città o meglio dagli attici lussuosi. Però il vantaggio era che avevamo 50anni di meno e la voglia di spaccare il culo ai passeri. I pedofili c'erano, ma se ne stavano ben nascosti nelle sagrestie e nelle curie; e se per caso un ragazzino lo raccontava ai suoi, questi lo mandavano a confessarsi. Giorno dopo giorno la nostra coscienza diventava sempre più ampia. I tabù man mano venivano abbattuti e così se capitava si limonava dove capitava; al cinema, al parco o a scuola. La morale era li sempre pronta come una mannaia a calarsi sulla testa di ragazzi assetati di crescere e di essere liberi di esserlo. In realtà era il gioco della fune. Solo che gli avversari erano tre volte più robusti e ti facevano cadere, lasciandoti comunque qualcosa tra le mani. Piccole conquiste. Passo dopo passo ci avvicinavamo alle stelle (anni '70, '80, '90) mentre i governi erano sempre li a risolvere la "crisi" di turno. Arriva la globalizzazione e ognuno si sente in diritto di inculare il prossimo come crede. Cominciano gli esodi degli imprenditori in Romania, Cina, India e ecc.ecc.
Un bel giorno. Intanto la "legge" è alle prese con i primi mariuoli che creano danni seri alla nazione. Comincia Craxi, delinquente specialista di metodi mafiosi per coinvolgere tutto il sistema politico e giusficare le sue ruberie ai danni di noi stallieri. Un bel colpo. Intanto i successori di questo delinquente, che ha visto bene di riparare all'estero per sfuggire al carcere, preparano la riscossa a "mani pulite". Raccoglie l'eredità la faccia da pirla più popolare del pianeta. Costui riesce a sfuggire alle inchieste a cui è sottoiposto tutt'oggi, facendosi eleggere ed a radunare nel suo clan, tutta una schiera di ex raffazzonati ed espulsi dai partiti di allora. Oggi sotto la sigla PDL, trovano rifugio un gran numero di galeotti, collusi con la mafia e faccendieri. Tutto questo viene sostenuto da retei televisive fatte con l'inganno (vedere il caso di Europa7). Proprio Rete 4, viene data ad un giocatore incallito, un certo Emilio Fede, scampato per miracolo ad una condanna a seguito di una retata della polizia in un TIR nei pressi di Bergamo, dove si giocava d'azzardo. Ne sa qualcosa Flavio Briatore che scappa alle Antille per sfuggire al carcere. Vi rientra anni dopo con una amnistia e non si capisce come la famiglia Benetton gli abbia dato credito visto il suo passato fallimentare di imprenditore (vedere Wikipedia dove vi è una bella descrizione del tipo).
Intanto lentamente veniamo risucchiati nelle stalle, mentre il governo di turno è alle prese con la "crisi".
Intanto per le strade si vedono ancora un sacco di SUV, con i guidatori con la faccia da pirla, che ridono mentre sorpassano la tua auto, comprata a rate, e che dovrai tenerti fino alla fine della "crisi", cioè fino alla morte, se non scoppia prima lei.
Ora prepariamoci al bavaglio, all'inculata. E mentre il governo è alle prese con crisi rientriamo nel recinto della stalla a rivedere le stelle sempre più dal basso.
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Che fine ha fatto Flavio Briatore?

sabato 16 ottobre 2010


Il signor Briatore è il tipico arrogante arrivato. I suoi atteggiamenti eccentrici e squallidi, che ricorrono di tanto in tanto, caratterizzano il personaggio.

Flavio Briatore nasce a Terzuolo (Cuneo) il 12 aprile del 1950. Si diploma geometra e muove i primi passi nel mondo del lavoro come “piazzista” di polizze assicurative nei dintorni di Saluzzo.
Esordisce come imprenditore a Cuneo collaborando con un finanziere locale e costruttore edile, un certo Attilio Dutto, che aveva rilevato dal discusso finanziere Sindoma, la Paramatti Vernici. Questo accadeva nel marzo del 1979. La cronaca di quei tempi ricorda l’assassinio dello stesso Dutto, fatto saltare in aria sulla sua vettura. Sembra che il finanziere avesse pestato i piedi a qualche pezzo grosso in Costa Azzurra.
In seguito il giovane Briatore si trasferisce a Milano e frequentando la Borsa Valori, fa la conoscenza di Achille Caproni (Caproni Aeroplani) e assume l’incarico di consulente CGI (Compagnia generale industriale - holding della famiglia Caproni). Sotto consiglio di Briatore Caproni acquista la Paramatti Vernici che dopo poco ebbe un “crac” ed il pacchetto azionario della CGI fu ceduto alla EFIM.
Diverse società del gruppo fallirono, gli operai finirono in cassa integrazione e banche e creditori rimasero con un buco di 14 miliardi lire.
Il Geom. Briatore fa il suo debutto nel mondo dei bancarottieri.
Successivamente Briatore cambia settore. Si presenta nel mondo degli affari come discografico. Qualche tempo dopo viene pizzicato e condannato a 1 anno 6 mesi a Bergamo e a 3 anni a Milano, perché colpevole di aver fatto parte del “Gruppo di Milano”. Furono così chiamati dai giudici che lo condannarono. Questo gruppo agganciava clienti di fascia alta e li truffava. L’attività truffaldina del Briatore e soci si interruppe con una retata della polizia. In quella circostanza furono arrestati pure Emilio Fede, il cantante Pupo, l’ex vice-presidente della Confindustria Renato Buoncristiani e Giandomenico Serra di Confagricoltura. Emilio Fede fu assolto per insufficienza di prove.
Ma il Briatore è sempre stato un uomo scaltro, non fa un solo giorno di carcere perché prima fugge a Saint Thomas nelle Isole Vergini e poi rientra in Italia grazie ad una amnistia. Sono contrario alle amnistie. Capito perché?Perché i soliti furbi rientrano dalla porta di servizio pronti a fare altri danni.
In seguito la storia è quella del Briatore amico di Luciano Benetton, che nonostante la latitanza gli permise di aprire negozi nelle Isole Vergini (L’etica della famiglia Benetton se n’era andata in ferie).
Rientrato in Italia ecco il trasformista Briatore che diventa Team Manager della squadra Benetton, grazie ai suoi agganci nel mondo degli affaristi. La formula uno è la sua fortuna. Con i soldi guadagnati apre a Porto Cervo Il Billionaire, una discoteca per miliardari annoiati, dove è possibile fare buoni affari.
Nel settembre 2009 viene radiato a vita dal Circus per decisione della F.I.A., a causa del fattaccio accaduto nel GP di Singapore del 2008, dove Briatore ordina a Nelson Piquet Jr. di andare fuori pista per favorire l’altro pilota Renault Fernando Alonso.
Con sentenza 5 gennaio 2010, Flavio Briatore viene riabilitato, grazie alle pressioni di Ecclestone, il padre padrone della formula 1. Gli interessi miliardari passano prima della correttezza professionale.
Nel maggio 2010, Briatore è nuovamente assurto all'onore delle cronache per il sequestro del suo mega yacht Force Blue, avvenuto a largo di La Spezia, ad opera della Guardia di Finanza per frode fiscale.
Come si può notare il lupo perde il pelo ma non il vizio. Aspetto le nuove avventure di questo ex condannato e bancarottiere, mentre nel frattempo, visto che ha perso la sua casa (lo yacht) mi adopererò per organizzare una colletta alla quale spero mi darete una mano, per dargli una dimora dignitosa.

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Il Giornale dei buffoni

giovedì 14 ottobre 2010

Se si voleva la riprova che i giornali si fanno per interesse politico, ecco il fatto. Si legge testuale su Repubblica: “Secondo il settimanale Panorama Rinaldo Arpisella,  portavoce della presidente di Confindustria, ebbe alcuni scambi telefonici con un cronista di Panorama, allora impegnato in un'inchiesta su presunti illeciti nella raccolta dei rifiuti in Puglia. Le indagini aperte dalla procura di Bari riguardavano anche la Cogeam, il Consorzio stabile di gestioni ambientali di cui fanno parte al 51 per cento società del gruppo Marcegaglia: in quell'occasione, secondo Panorama, Arpisella chiese insistentemente al cronista che il nome della presidente di Confindustria fosse escluso dall'articolo. Nell'articolo si dice che il portavoce della Marcegaglia precisò che, in caso contrario, avrebbe revocato la disponibilità per un'intervista già concordata dal settimanale con la Marcegaglia stessa. Arpisella, inoltre - si legge in un'anticipazione del settimanale -, aggiunse con frasi inequivocabili e molto colorite che, se fosse stato pubblicato l'articolo con il riferimento a Marcegaglia, dalla Confindustria sarebbero partiti attacchi contro il governo”.
In parole povere, al di la del fatto giudiziario, il cronista di Panorama avrebbe omesso di citare la Marcegaglia nell’articolo, per un accordo preso con Arpisella. Ecco che allora viene meno il diritto all’informazione. Si scrive quello che si vuole salvo poi nascondere informazioni  per interessi di parte. Un GIORNALISTA al maiuscolo racconta quel che vede e sente e non addomestica la notizia a suo o altrui piacimento.
Oggi si riporta a galla quello che si sarebbe dovuto dire anzi tempo. Cioè visto che la Marcegaglia ha parlato male del governo, adesso va punita.
In poche parole, cari lettori, questo significa che quello che Il Giornale o Panorama ci raccontano, spesso sono delle “non verità” o "verità a metà", monca di particolari importantissimi.
Ecco perché proseguo la mia lotta all’abolizione dell’Albo dei Giornalisti, che è uno strumento al servizio di padroni molto interessati a farci credere quello che vogliono per proprio tornaconto.
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Feltri: offende la De Gregorio per combattere l'impotenza

mercoledì 13 ottobre 2010


Per colpa di questo cretino, gli uomini ripiombano nel maschilismo più oscurantista. C’è da scommettere che non sarà l’ultimo atto di un malato di protagonismo, afflitto da stupidità e ignoranza senile. 
 Per colpa di questo fesso, gli uomini rischiano di essere tacciati di maschilismo oscurantista. C’è da scommettere che non sarà l’ultimo atto di un malato di arroganza e protagonismo, afflitto da quella stupidità senile che rasenta l'ignoranza. Feltri non è mai stato una “cima”, ma ultimamente è paragonabile, per “cretineria”, a quei leghisti che s'inventano simboli per sentirsi una "nazione". In effetti una nazione l'hanno fondata: "quella dei cretini"
Lui, il Feltri stile “Englishman” solo nell’abbigliamento, che del giornalismo ha capito solo come farci i soldi, lasciando che le querele le paghi il suo padrone, tira fuori il peggio di se stesso: lo sprezzo per le donne per nascondere la sua impotenza.
Dopo avere offeso tre quarti dell’Italia con il suo “Giornale” delle palle e delle inchieste inventate per fare il gioco di chi lo paga, si meraviglia di definito “mantenuto” dalla De Gregorio. Allora siccome non sa come uscirne Feltri tira fuori l’arma del maschilismo da anni ’50 e consiglia al direttore dell’Unità "di prendere la pillola".
Sarebbe opportuno che  Feltri non eccedesse nell’uso del Viagra , perché avercelo “duro” come fa lui, è come sparare sulla croce rossa.
Aspettiamo la prossima mossa che s’inventerà assieme al suo dobermann Sallusti. Ah gli ricordiamo di mettere la museruola al cane, alimenti rischia di fare danni. 
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Pisanu e l'antimafia bacchettano Maroni


A Beppe Pisanu, Presidente dell’Antimafia, i conti non tornano e in un incontro con i giornalisti ha dichiarato che "qualcuno non sta facendo il proprio dovere".Gli fanno eco Angela Napoli, Fabio Granata (Fli), Luigi Li Gotti (Idv) e Laura Garavini (Pd) che hanno denunciato la “non volontà” da parte delle prefetture di Mantova, Messina, Agrigento, Bolzano e Catania che non si sono presa la briga neppure di rispondere alle richieste della “commissione”. 

A Beppe Pisanu, Presidente dell’Antimafia, i conti non tornano e in un incontro con i giornalisti ha dichiarato che"qualcuno non sta facendo il proprio dovere". Gli fanno eco Angela Napoli, Fabio Granata (Fli), Luigi Li Gotti (Idv) e Laura Garavini (Pd) che hanno denunciato la “non volontà” da parte delle prefetture di Mantova, Messina, Agrigento, Bolzano e Catania che non si sono presa la briga neppure di rispondere alle richieste della “commissione”. Parzialmente l’hanno fatto Milano, Viterbo, Bergamo, Latina, Terni, Isernia, Savona, Enna ed altre con comunicati ritenuti non soddisfacenti.
Secondo gli atti della commissione “Antimafia”, la lista nera dei Consiglieri e Assessori comunali invischiati in faccende mafiose e torbide ammontano ad un centinaio. Angela Napoli rincara la dose e lamenta che la lista è scarna per la mancata collaborazione da parte delle prefetture. Tutta l’Antimafia se la prende con Maroni il quale è reo di non avere dato forza e consistenza alla richiesta della commissione.
Laura Garavini, capogruppo del PD, sostiene che già prima del voto il Pd aveva fornito all'Antimafia un elenco di 18 candidati "sospettati". È lei a fare i primi nomi: "Roberto ConteeAlberico Gambino, eletti in Consiglio regionale alle ultime elezioni in Campania, sono stati sospesi a seguito delle pendenze penali (entrambi condannati in primo grado, il primo per mafia il secondo per peculato) ma ad oggi continuano a percepire le indennità previste per le cariche elettive. Conte era inserito in una lista civetta che sosteneva il candidato del Pdl Caldoro, mentre Gambino era nella lista del Popolo della libertà".
A questo punto dobbiamo ritenere che anche la parte “leghista” del governo snobba l’iniziativa della commissione per celare oscuri interessi mafiosi.
Il fenomeno è talmente radicato che non riguarda più solamente il sud ma pure quella “Padania” tanto declamata da Bossi e compari.
Sarebbe interessante che la commissione rendesse pubblico il materiale che ha raccolto finora.
Il governo viaggia a slogan e fa la conta dei mafiosi catturati. Come mai, proprio il PDL che vanta il primato della lotta, ora non collabora? Che ha da nascondere ancora?
In verità la lotta alla “mafia” la fanno quei poliziotti, per lo più sconosciuti, con uno stipendio da fame, che tutti i giorni rischiano la vita, e ai quali il governo ha tagliato i fondi. Poi arrivano i politici, che magari non hanno neppure assolto agli obblighi di leva, è si fanno vanto delle guerre vinte.
Ci aspettiamo ora che il governo, tramite i giornali e le TV del premier, tirino fuori qualche dossier per fare parlare d’altro e lasciare che l’antimafia vada nel dimenticatoio.
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George Clooney dichiara guerra a Facebook

martedì 12 ottobre 2010


George Clooney si fa portabandiera della lotta che Hollywood ha dichiarato a Facebook e più in generale a internet. La continua intrusione dei social network nella vita privata di stelle e stelline, secondo Clooney, ha tolto ogni mistero alle relazioni umane. Lo sostengono attivamente  Brad Pitt e Angelina Jolie.
Facciamo un passo indietro. Se le notizie corrono su Facebook è perché qualcuno ce le ha portate, e quel qualcuno sono i reporter, i paparazzi e gli addetti ai lavori del gossip che su questo ci mangiano. George dovrebbe ricordare che il valore della sua fortuna è stato proprio il gossip e le migliaia di oche ed ochette che comprano le sue foto e le riviste che parlano di lui e dei suoi colleghi blasonati. Se nessuno parlasse di lui e della sua vita privata, i suoi film passerebbero inosservati e vedrebbe ridimensionata la sua figura di latin lover. Molte donne seguono con morbosità la sua vita quotidiana e, sognando, vanno a vedere i suoi film.
Va da se che dopo avere fatto i miliardi ora si può concedere di essere stanco di vedersi perennemente su internet e sui rotocalchi di tutto il mondo. Farei presente al simpatico americanone che molta gente fa la fame e sarebbero lusingati di avere un pezzo di notorietà e qualche soldo in più in tasca. Ma è anche vero che quando si mangia troppo si giudica il cibo un male, mentre per i disoccupati il cibo è un miraggio.
All’ultimo festival del cinema a Toronto aveva dichiarato: «Piuttosto che avere una pagina su Facebook, preferirei che il mio esame della prostata, a opera di un medico con le mani gelide, venisse mandato in diretta tv».
Ieri pomeriggio, il presidente Barack Obama ha discusso alla Casa Bianca con George Clooney la situazione in Sudan. L'attore è un attivista per la causa del Darfur e si è recato di recente nell'area. Obama e il vicepresidente Joe Biden avevano già avuto un incontro un anno fa con Clooney pe analizzare la situazione in Sudan dopo una visita che l'attore aveva fatto nel paese nel febbraio del 2009.
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Berlusconi ricattato dai Senatori comprati


Pubblico i verbali relativi a Ernesto Sica in relazione al caso Caldoro e la P3. Ne ha  parlato "Il Fatto Quotidiano" del 7 ottobre scorso.
"Martino s'incontra ad un bar del lungomare di Napoli con Marconi e Sica, Sica il giorno dopo chiama Martino per incontrarlo in un bar, si danno del tu e Sica subito ribadisce a Martino che lui vuole fare il Presidente perché Berlusconi glielo deve, perché grazie a lui che il Governo Prodi è caduto, un imprenditore di grande livello suo amico che ha messo i soldi.
Capaldo chiede quanti soldi ha messo ma Martino sa solo dire tanti non sapendone quantificare la cifra, e fa anche i nomi dei Senatori comprati ossia Andreotti e un certo Scalera.
Capaldo chiede se ha dato i soldi ad Andreotti e Martino dice che Sica ribadisce di avere le carte dei pagamenti delle cose fatte.
Capaldo chiede se questa cosa è successa su input di Berlusconi e Martino dice Si, lui ha le carte quindi era in credito e che se non lo facevano Governatore avrebbe scritto tutto, sarebbe andato dai giornali; poi Sica dice anche che non avrebbero mai votato Caldoro perché andava a trans (qui inizia con l'attività di dossieraggio) e che avrebbe scritto un documento su tutto da dare alla stampa per far cadere Berlusconi.
Martino dice che subito avvisa Berlusconi  e Dell'Utri di ciò, Martino insiste con Sica affinché quando produca il documento di farglielo vedere ma Sica dice che non lo stava scrivendo perché forse glielo facevano fare il Presidente.
Martino ribadisce che lui è andato da Dell'Utri da Verdini a dire che c'era questo che andavo in giro a dire queste cose contro Berlusconi, Capaldo dice per cosa e lui dice per la compravendita dei Senatori, Verdini e Dell'Utri impauriti di questo hanno chiamato subito Sica dicendogli che forse gli facevano fare il Governatore.

Martino poi dice che lui ha ricevuto il documento da Berlusconi e che Verdini gli dice che a questo (Sica) lo mettono in giunta perché il Governatore non può farlo è un ricattatore, Capaldo chiede perché l'hanno accontentano e Martino ribadisce perché aveva veramente Berlusconi per le palle avendo tutte le carte.

Capaldo chiede chi ne era a conoscenza, Martino elenca : Berlusconi, Verdini, Lombardi, Carboni e dice anche che il Cesare delle intercettazioni era Berlusconi e che lo chiamavano così insieme a lui Verdini, Lombardi e Carboni."
Ognuno si faccia la sua opinione.
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Il parente di un alpino a La Russa «Ministro, godetevi lo spettacolo»

lunedì 11 ottobre 2010

 Non solo dolore, ma anche rabbia all'arrivo all'aeroporto di Ciampino delle bare dei quattro alpini uccisi in Afghanistan il 9 ottobre: lo zio di uno dei militari uccisi si è rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dicendogli. «Signor ministro, godetevi lo spettacolo». Pacata la replica di La Russa con i giornalisti: «I parenti - ha detto - in queste occasioni hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva, sia quella di quello zio che quelle affettuose dimostrate da altri parenti anche oggi».
LE AUTORITA' - Lo stesso familiare, in precedenza, aveva manifestato con parole simili il proprio stato d'animo alle alte cariche dello Stato presenti nella sala Vip dell'aeroporto di Ciampino. Ma in generale la reazione dei familiari dei quattro alpini è stata di un dolore composto. Sia il capo dello Stato, Napolitano, sia il premier, Berlusconi, sia il presidente della Camera, Fini, hanno salutato e parlato con i parenti prima dell'arrivo delle salme (fonte: Ansa). Corriere della Sera
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L’Inps nasconde la verità sulle pensioni ai precari per evitare rivolte

sabato 9 ottobre 2010

Il presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l'INPSnon fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale".
precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l'INPS gli "imprenditori di loro stessi" creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché L'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.
L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.
Non si può non notare come anche la politica taccia su questo scandalo, ma non ci si potrebbe attendere altrimenti, perché a determinare questo scandalo hanno contribuito tutti i partiti attualmente rappresentati in parlamento, nessuno escluso.
I precari, tenuti all'oscuro o troppo occupati a sopravvivere, difficilmente noteranno la dichiarazione di Mastropasqua al Corriere della Sera e i media sembrano proprio intenzionati a non rovinare loro la sorpresa. Proprio una bella sorpresa.
Fonte:http://www.agoravox.it/Mazzetta - Collega in AgoràVox
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C'era una volta l'Italia, anzi non c'è mai stata

giovedì 7 ottobre 2010

Perché nonostante tutto molti italiani danno il voto a Berlusconi? Me lo sono chiesto spesso e sono arrivato ad una risposta che mi sembra la più plausibile. L’Italia è un paese diviso in due. C’è chi un lavoro ce l’ha e chi l’ha perso o non l’ha mai avuto. I disoccupati, gli occhi li hanno aperti loro malgrado e ovviamente vedono nel leader di governo la causa del loro status. Chi un lavoro ce l’ha, al contrario, forse per paura di perderlo, forse per ignoranza, e forse per nascondere la soddisfazione di averne uno,  vede nel disoccupato un lazzarone, uno che sta li apposta a drammatizzare una situazione che non esiste. Chi un lavoro ce l’ha viene confortato dalla grande maggioranza dei media controllati dal leader di governo che ci fa vedere una situazione migliore rispetto agli altri paesi europei, e ci racconta di un paese che è in ripresa e che contiene la disoccupazione. Solo quando si verifica la perdita di lavoro il sostenitore del leader di governo si trova a fare i conti con una realtà che non conosceva e tutt’altro che rosea.
Vediamo come.
L’iscrizione alle liste di disoccupazione è la prima fase di un tormento senza fine. Prima eri un operaio, un impiegato o un manager soddisfatto del proprio lavoro e con uno stipendio tutto sommato che ti permetteva di attuare quegli obbiettivi di vita comuni a tanta gente e ora ti ritrovi a fare forsennate ricerche su internet e sui giornali per trovare un posto di lavoro.  Ora sei uno di quei numerosi individui di colore bianco, nero e giallo che affollano l’anticamera di un ufficio che dovrebbe darti un lavoro. Leggi gli avvisi che si trovano nelle sale di attesa. Ne vedi 4 e mentre li legge altre 40 persone sono vicine a te e leggono la stessa cosa. Ne senti il sudore, l’alito pesante misto a profumi di colonia e respiri affannosi. Molti di costoro sono abitué del lavoro saltuario, precario. I commenti nella sala si sprecano e quello che per te sembrava una situazione lontana, una bugia raccontata dalle opposizioni per contrastare il governo, ora è una realtà peggiore di quella che potevi immaginare.
Torni a casa e ti attacchi a internet e consulti i numerosi siti che offrono lavoro. Le offerte sono numerosissime e confortato dal numero sei sicuro di trovarne uno.
Ahimè le cose non stanno proprio come pensavi. Scopri che il 70% degli annunci sono rivolti alla vendita mentre il restante 20% riguardano lavori tradizionali, proprio quelli che cercavi, e lavoretti a part-time di servizi rivolti alla persona.
 Se hai superato i 45 anni scopri pure che sei troppo vecchio e rivolgi incuriosito lo sguardo agli annunci di ricerca “venditori”. L’ 80% degli annunci di ricerca “venditori” è rivolto al mercato dell’energia e della telefonia.
I mercati dell’energia e della telefonia sono saturi e costellati da migliaia di agenzie e professionisti preparati o presunti che  sfruttano questa situazione di disagio occupazionale.
 Cari lettori, costoro sanno benissimo che se dovessero loro stessi sollecitare privati e aziende, al massimo produrrebbero non più di 600/700 euro a mese lorde. Allora ecco che costoro, detentori di un contratto di agenzia presso la società di servizi, mettono in atto la loro strategia di acquisire tanti procacciatori d’affari (il mercato della disoccupazione e disperazione) che lavorano per loro. I procacciatori dureranno al massino da 1 a 3 mesi. Che importa, il turnover è il motore che favorisce lo sfruttamento. Se solo 10 di questi procacciatori produrranno 500 euro al mese, le agenzie intascano tranquillamente 3mila/4mila euro al mese senza aver mosso un dito. Ovvio che con 500 euro al mese,m strappati con il sangue, non si va lontani e normalmente si lascia.
Volendo, poi, provvedere direttamente accedere a questi mercati, dovremmo aprire una partita iva e mettere mano al portafoglio prima ancora di lavorare.
Mandante è l’Informazione Ufficiale
Il nostro amico si ritrova suo malgrado precario a 45 anni suonati e deve inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario.
La realtà ha superato l’immaginazione e tutto questo accade mentre i TG di governo presentano uno scenario di ben godi, di lavoro che riprende e di pochi sovversivi che hanno come unico scopo quello di sovvertire l’operato del governo. Ma tu, neo disoccupato, dopo aver provato sulla tua pelle, e girato per uffici di collocamento e agenzie di lavoro, “longa manus” di  piccoli sistemi mafiosi legalizzati, ti accorgi che quei sovversivi non sono affatto pochi. Al contrario sono tanti, troppi e ti chiedi come mai non hanno fatto una rivoluzione. Forse perché sono troppo civili per pensare ad una rivolta armata, o forse perché sono brave persone che non farebbero male ad una mosca. Certo che ci stiamo andando vicino a soluzioni drammatiche e spero con tutto il cuore che ciò non avvenga. Spero che proprio i disoccupati tengano sotto controllo la disperazione e l’angoscia. Non è facile. Dobbiamo resistere alla tentazione di prendere una decisione violenta e anti democratica, anche se chi ci governa lo sta facendo sovvertendo proprio quella democrazia e quella costituzione in cui crediamo. La nostra resistenza deve essere mediatica (blog, social network e tutti i mezzi di informazione possibili) e portare i cittadini ad un voto democratico che sovverta questa situazione drammatica.
La vera battaglia da combattere è l’informazione. Questa passa attraverso i filtri della censura dei proprietari di giornali e TV. I giornalisti sono solo degli impiegati che scrivono sotto dettatura, salvo quei pochi che per dire la loro, un giornale se lo sono fatto proprio per non prendere ordini.
La battaglia sta nel chiedere a gran voce l’abolizione degli ordini professionali, caste create per controllare mercati e orientare i propri interessi. Il primo ordine da abolire è quello dei giornalisti. Chiunque può svolgere questo mestiere. Tutti hanno il diritto di scrivere e fare conoscere il proprio pensiero, anche con errori di ortografia e di analisi logica. Chi legge capisce e apprezza i contenuti anche se deve rinunciare al “dolce stil novo”. Se si è permesso di fare accedere alla politica gente come la famiglia Bossi e quei trogloditi leghisti, analfabeti e sprezzanti che alimentano xenofobia e odio, com’è possibile che una brava persona, semi analfabeta o poco istruita, non possa dire la sua?
Si permette che stupide e qualunquiste presentatrici come Barbara D’Urso (hanno tutte la qualifica di giornalisti), supportate dal dio denaro, dalla pubblicità, portino nel piccolo schermo situazioni idiote, e fatto ancora più grave, problemi seri, che richiedono una sensibilità particolare, affrontati come comiche finali o melodrammi con sottofondi musicali che toccano le corde sentimentali dell’individuo. E con finale di scroscianti applausi. Intanto la Signora D’Urso incassa. Incassa l’audience e la suntuosa parcella, alla faccia di umili telespettatori, disoccupati, casalinghe, studentesse poco impegnate e pensionati irretiti.
L’informazione ufficiale corre attraverso la faccia accattivante dei “testimonial”. I Totti, Belen, Corona, Mora e Moric e il solito prete di turno, che s’infila in mezzo per propagandare la sua attività di carità (rivolta non si sa a chi). Poi è il turno dello psicologo e della scema di turno, che pur di far parlare di se, s’inventa un personaggio provocatorio che sa di un Fantozzi consunto. Che dire poi della par condicio? Ecco la brava D’Urso mettere sulla sedia i soliti politici, divisi per pari ignoranza,  e lasciarli dire le solite banalità. In questo frangente il telespettatore ne approfitta per fare una visitina al bagno.
L’informazione ufficiale corre per “Porta a Porta” dove il levigato ed elegante e griffato modello butterato Bruno Vespa, ci presenta la solita nidiata di politici apparentemente incazzati l’un con l’altro, mentre dentro se la ridono pensando a come spendere i 20mila euro al mese che rubano a quei coglioni di italiani; compreso te caro amico disoccupato. Si perché anche se non lavori paghi. Sei fregato. Sei fregato pure quando il lacchè Vespa ci presenta il suo ventesimo libro del mese, dedicato alle cazzate dei suoi amici politici ed edito dalla Mondadori del nostro latin lover della Brianza.
Siamo tutti fregati se non mettiamo subito mano all’informazione, snobbandola e boicottandola. Questa informazione prende i finanziamenti dello Stato (noi) per insultarci. Questa fasulla informazione difende la lobby dell’interesse personale e di casta e non certo del libero mercato, quel libero mercato dove pochi lucidi giornalisti, come Oscar Giannino, Marco Travaglio, Paolo Mieli e altri sognano.
La rivoluzione per un paese civile e democratico va fatta liberando l’informazione dall’assedio della dittatura dei potenti e favorendo il libero pensiero che è la base del libero mercato dove tutti e dico tutti possano trovare un lavoro o proporre le proprie idee.
Un paese dove la libertà dell’informazione è stata imbavagliata, è un paese assediato.
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Michele D'Ambra un pittore sognante

domenica 3 ottobre 2010

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Grazie ai politici italiani siamo "pizza e mafia"

giovedì 30 settembre 2010

"Italia solo pizza e mafia". E’ quanto affermata dalla nota casa americana Apple. Indignazione della Brambilla che chiede i danni di immagine. Tutto falso? Tutto vero?
Vorrei essere d’accordo con la rossa. Non di Maranello ma quella di Calolziocorte in provincia di Lecco. Siamo tanto bravi ma poi ci lasciamo andare ad indignazioni di forma, dovute. Sulla pizza ne sarei veramente orgoglioso. E’ buona, veloce da fare e va giù con dell’ottima birra. Quello che non va giù sono proprio quelli che non dovrebbero dare occasione di farci definire in modo vergognoso.
Per mafia, malaffare, intrallazzo l’Italia ha il primato.  Basta vedere chi ci rappresenta e non è difficile dare torto alla Apple.
L’ultima? Ciarrapico. Sissignori l’ex presidente della squadra calcio Roma, ora politico, così evita di farsi arrestare di nuovo. Costui invece di godersi silenziosamente l’impunità tuona contro Fini. A buona o cattiva ragione lo lascio al vostro giudizio. Sta di fatto che a fare un commento alla situazione non è un politico senza macchia, bensì un ex pregiudicato e rincorso da molti anni dalla giustizia.
Eccovi il personaggio
Violazione della legge che tutela il lavoro minorile. Ciarrapico è stato condannato nel 1974 dal pretore di Cassino che gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela “il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”, sentenza confermata poi in Cassazione.
Casina Valadier. Condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, ridotti nel 1999 in Cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier», crac da 70 miliardi della società, inglobata irregolarmente da Ciarrapico nella sua "Italfin '80".
Lo scandalo Safim.- Inquisito anche per lo scandalo della Safim-Italsanità, il 18 marzo del 1993 viene spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare: entra a Regina Coeli il 21 marzo, insieme aMauro Leone, figlio dell'ex Presidente della Repubblica e dirigente dell'AS Roma con la gestione Ciarrapico. I due vengono ricoverati nell'infermeria del carcere, mentre la società sportiva sprofonda nel caos. Il 24 aprile dello stesso anno a Ciarrapico vengono concessi gli arresti domiciliari.
Il finanziamento illecito ai partiti. L’11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di Finanziamento illecito ai partiti. Nel 2000, dopo sette anni, Ciarrapico viene condannato in via definitiva, tuttavia, in ragione della sua età, viene affidato ai servizi sociali.
Il crack dell'Ambrosiano Nel 1996 è condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, ed è stato condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in "detenzione domiciliare" per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili, cambiando continuamente residenza.
Lo stalking a giornalista. Nel marzo 2010 la procura di Cassino chiede per Ciarrapico il rinvio a giudizio con l'accusa di "Stalking”  a mezzo stampa" che sarebbe stato attuato dal senatore ed editore tramite il quotidiano di sua proprietà Nuovo Molise Oggi, con articoli e vignette, pubblicate quasi giornalmente e contenenti insulti, accuse e allusioni a sfondo sessuale rivolti alla giornalista Manuela Petescia, direttrice dell'emittente Telemolise e moglie di un altro senatore PdL, Ulisse di Giacomo; con la giornalista avrebbe avuto in precedenza dei contrasti. Della vicenda, per l'unicità del reato ipotizzato, hanno mostrato interesse alcuni ricercatori dell'Università di Cambridge.
La truffa editoriale. Nel maggio 2010 la Guardia di Finanza ha sequestrato immobili, quote societarie e conti correnti nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Roma, in cui Ciarrapico è accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Le due imprese editoriali controllate da lui tramite suo figlio e prestanome avrebbero percepito illecitamente circa 20 milioni di euro di contributi tra il 2002 e il 2007.
Questo si definisce è un “uomo”, che dopo aver rubato miliardi ed essere stato condannato ripetutamente dalla giustizia, e  che cambia ripetutamente residenza per non pagare quanto stabilito dalla condanna, siede in Senato mentre gente onesta paga per essere insultata in questo modo.

Se vogliamo toglierci il marchio infamante che ci identifica all’estero dobbiamo liberarci di questi delinquenti che ci governano.
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